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Per integrare l’IA generativa nei piani di studio, gli istituti di istruzione superiore devono trovare un modo per collegare le attività accademiche quotidiane del corpo studentesco, i risultati didattici e la crescente richiesta di competenze nell’IA in ogni settore.
Nel Digital Literacy Café del 5 marzo, alcuni leader dell’istruzione superiore e dell’industria hanno riflettuto sulle competenze e sulle esperienze formative necessarie per la didattica del futuro e per un mondo del lavoro che cambia.
Come l’IA influenzerà i prossimi tre-cinque anni nell’istruzione superiore
Megan Workmon, dottoressa di ricerca e Director of Learning Experience Design for Enterprise Technology presso l’Arizona State University, ha aperto la discussione spiegando che lei e il suo team pensano all’IA come un aiuto per trovare nuovi modi di inquadrare i problemi, contestualizzare le soluzioni e generare possibilità innovative. Secondo Workmon:
- L’IA sta diventando fondamentale come aiuto nella “ricerca creativa”, ovvero l’esplorazione di vaste aree ricche di informazioni per ricombinarle in modo inaspettato.
- Gli atenei devono cercare l’innovazione usando l’IA in modo responsabile, puntando sull’empatia critica e sull’immaginazione etica.
- In questo nuovo scenario, dove gruppi di lavoro interdisciplinari e multimodali fondono intelligenza umana, artificiale e collettiva, la collaborazione è un superpotere.
- Dobbiamo insegnare la resilienza e il pensiero sistemico negli “spazi ambigui e mutevoli” creati dall’IA.
In seguito, Bob Caron, dottore di ricerca e Specialist Leader in Higher Education di Deloitte, ha evidenziato che un terzo delle competenze richieste nei lavori attuali è cambiato negli ultimi tre anni. Insieme al team di Deloitte, sta approfondendo tre aree di competenza su cui le università devono concentrarsi per preparare gli studenti e le studentesse a una carriera di successo:
- Competenze tecniche. Chi frequenta l’università deve imparare a usare strumenti come l’IA per portare valore sul futuro posto di lavoro più velocemente.
- Competenze umane. Gli istituti di istruzione superiore devono assicurarsi che gli studenti e le studentesse sappiano gestire l’ambiguità, pensare in modo critico e socialmente consapevole, e sintetizzare prospettive diverse.
- Competenze etiche. Gli studenti e le studentesse devono comprendere le ripercussioni delle loro decisioni e degli strumenti che usano, in particolare per quanto riguarda la privacy, la sicurezza e la proprietà intellettuale.
Magdalena Barrera, dottoressa di ricerca e Vice Provost for Faculty Success presso la San José State University, ha spiegato che l’obiettivo del suo team è contribuire a un futuro digitale che metta l’umanità al centro. Per farlo, si concentra su quattro aree chiave:
- Ragionamento etico e uso responsabile dell’IA. Le classi devono essere in grado di valutare criticamente l’impatto sociale dell’IA in termini di pregiudizi, privacy, trasparenza e altri fattori.
- Comunicazione digitale e creazione di contenuti. Le classi devono acquisire competenze come la capacità di storytelling digitale, l’alfabetizzazione ai media e l’uso responsabile di contenuti generati dall’IA, così da poter valutare, curare e comunicare informazioni complesse nella futura carriera lavorativa.
- Collaborazione tra esseri umani e IA. Le classi devono essere in grado di lavorare insieme agli strumenti di IA per risolvere i problemi in modo efficiente, pur continuando a usare il proprio giudizio.
- Adattabilità e formazione permanente. Con la continua evoluzione delle tecnologie di IA, gli istituti di istruzione superiore devono aiutare chi studia ad aggiornare le competenze e a sfruttare il micro-apprendimento e il pensiero interdisciplinare.
Sfide, cambiamenti e primi successi
In seguito, gli ospiti hanno parlato delle difficoltà di aggiornare le competenze del corpo accademico e di quello studentesco, e hanno citato alcune iniziative promettenti di cui sono stati apripista:
- Secondo Caron, l’istruzione superiore fatica ad adattarsi ai cambiamenti, perciò gli atenei devono aiutare il corpo docente a migliorare l’apprendimento in aula e collaborare con l’industria per progettare piani di studio pertinenti.
- Barrera ha spiegato che gli studenti e le studentesse desiderano ricevere consigli su come usare l’IA in maniera più attenta e con un impatto maggiore. A questo scopo, la SJSU ha collaborato con Adobe per progettare pratiche didattiche innovative che coinvolgono l’assegnazione di progetti digitali, storytelling e valutazioni eque.
- Workmon ha raccontato che l’ASU ha creato un corso introduttivo all’IA, finora seguito da 3.500 membri del corpo accademico e del personale, ha ospitato oltre 200 workshop sull’IA ogni semestre, ha creato una community di pratica sull’IA e ha lavorato per integrare questa tecnologia nei programmi di scrittura.
Nell’ultimo anno, Workmon ha notato che la paura dell’IA si è trasformata in competenza nell’uso di questa tecnologia.
E ha aggiunto: “Gli studenti e le studentesse sono passati dal chiedersi ‘Cosa può fare l’IA per me?’ a ‘Cosa sta facendo l’IA alla società, le prospettive di quali soggetti non sono considerate e come posso usarla responsabilmente?’ Come educatrice, mi riempie il cuore vedere queste persone diventare una forza trainante e porre domande complesse”.
Guarda la registrazione del webinar per scoprire come gli istituti di istruzione superiore stanno creando un ponte tra la padronanza dell’IA e i risultati accademici e professionali. Per continuare la conversazione, il 9 aprile non perdere l’ultimo webinar del Digital Literacy Café dell’anno accademico in corso.